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Abitate fin dalla Preistoria

Leuca: confine tra due mari

S. Maria di Leuca delimita il confine tra il mare Adriatico, ad Est, e il mare Ionio ad Ovest.

Sul versante Est la costa si staglia alta e imponente a strapiombo sul mare adriatico. Sul lato Ovest, subito dopo il promontorio di Punta Meliso, è bassa e frastagliata.

Il terreno carsico ha favorito la formazione di cavità naturali di suggestiva bellezza abitate fin dalla preistoria. Innumerevoli le grotte incastonate nella roccia lungo tutto il litorale leucano, e alcune sono accessibili solo via mare.

Ne abbiamo scelte alcune da raccontare in questo breve articolo. Buona lettura!

 

Grotta Porcinara

Accessibile via mare e via terra, mediante scalini scolpiti nella roccia, Grotta Porcinara è formata da tre ambienti tra loro comunicanti, all’interno dei quali gli archeologi hanno rivenuto testimonianze dell’età del bronzo (frammenti di rame, ceramiche, monete e ossa). Sulle pareti sono ancora visibili incisione di croci e iscrizioni messapiche in greco e in latino di nomi di navi, marinai e divinità pagane.

Le iscrizioni dedicate al dio locale Batios e l’Escara (una struttura a forma di altare destinata alle funzioni religiose) confermano la tesi che Grotta Porcinara sia stata in passato un luogo sacro frequentato sia da parte degli autoctoni sia da parte di naviganti provenienti dalla Grecia.

Grotta del Diavolo

Il promontorio di Punta Ristola è particolarmente suggestivo per la presenza di due cavità:

  • la caverna delle ossa, al cui interno sono stati trovati fossili di fauna, si presenta con una forma circolare ed è accessibile dal mare;
  • la grotta del Diavolo, accessibile attraverso un sentiero pedonale, lungo il costone roccioso di Punta Ristola.

Nelle avventure di Telemaco di Francesco Fenelon da Cordignac questa grotta è immaginata come la porta dell’inferno, attraversata da Telemaco alla ricerca del padre Ulisse. Un’altra teoria si basa invece su una leggenda popolare, secondo la quale i rimbombi provocati dal mare in tempesta che entrava nella grotta e si infrangeva violentemente sulla roccia erano tanto tenebrosi e profondi da essere attribuiti alla presenza di demoni.

La grotta si divide in tre parti. La prima imboccatura è situata a 16 metri sopra al livello del mare, da cui si scende verso un ambiente inizialmente più spazioso ma che, proseguendo, si restringe per poi dividersi in due aperture sul mare. Gli studi archeologici hanno datato all’era Neolitica i reperti fossili e gli utensili rinvenuti.

Grotta del Drago

La grotta del Drago deve il suo nome alla stalattite scolpita sulla parete sinistra la cui forma ricorda quella della testa di un drago.

Colorata dal verde-azzurro del mare, questa grotta, profonda circa 60 metri, presenta al suo interno una struttura ciclopica che da l’impressione che sorregga la volta rocciosa.

Grotta del Morigio

Nell’antichità era considerata un rifugio che i Mori utilizzavano per prepararsi a invadere Leuca. Trovandosi in un punto sottostante al riversamento in mare della Cascata Monumentale dell’Acquedotto Pugliese, risulta di difficile accesso, sia dal mare sia da terra.

È nota anche col nome Grotta degli Innamorati, in quanto il piccolo lembo di sabbia al suo interno, raggiungibile dopo una breve nuotata in acqua, è frequentato da coppie di innamorati che considerano la visita alla grotta di buon auspicio.

Grotta della Vora

È alta 60 metri e profonda oltre 40, solo con il mare calmo ci si può inoltrare nelle sue cavità.

Il nome deriva dal foro circolare (detto vora) visibile sulla volta, attraverso il quale penetrano i raggi del sole creando stupendi effetti cromatici nell’acqua e sulle rocce.

È detta anche Grotta della Cattedrale, in quanto la grandezza della cavità da l’impressione di trovarsi all’interno di una cattedrale.

Bocca del Pozzo

Più famosa col nome di Grotta delle Ciole e Grotta Grande del Ciolo, è una cavità rocciosa alta circa 120 metri, a forma di piscina coperta, raggiungibile a piedi attraverso una sinuosa salita tra le rocce.

Addentrandosi nelle sue acque limpide e gelide si raggiunge un ambiente occupato da grandi massi e un laghetto generato da una falda di acqua dolce. Resti fossili e oggetti utilizzati dall’uomo, rinvenuti al suo interno, la assegnano al periodo pleistocenico.